Presentazione
La campagna "Bilanci di Giustizia" nasce nel 1993 nell'ambito
dell'associazione pacifista "beati costruttori di pace", dopo
una riflessione sull'incidenza dell'economia nella vita delle
popolazioni, sia nel mondo ricco che nei cosiddetti paesi poveri
e sulla necessità, da parte di noi abitanti dei paesi
più ricchi, di cambiare il nostro stile di vita per evitare
di distruggere il pianeta sul piano umano, sociale e ambientale.
La campagna si rivolge alle famiglie e ai singoli che si interrogano
sul proprio stile di vita e sul proprio ruolo nei meccanismi
dell'ingiustizia globale, documentando e condividendo scoperte,
difficoltà e domande.
Come persone e come famiglie, tutti i giorni, ci confrontiamo
con il denaro e con le cose che acquistiamo. Spesso riempiamo
la nostra vita di oggetti alla ricerca affannosa di senso, indotti
da meccanismi studiati per dare la sensazione di placare il vuoto
che sentiamo dentro.
Tutto questo però non è solo frustrazione per
noi. A volte gli oggetti che ci circondano nascono grazie allo
sfruttamento di altre persone, spesso sprecano risorse ed energie
preziose, altre volte lasciano una scia di scorie e veleni con
cui i nostri figli dovranno imparare a convivere.
La campagna Bilanci di Giustizia è uno strumento per
spezzare questa spirale perversa nel nome della sobrietà,
del rispetto della dignità umana e del creato. Vuol mettere
al centro la giustizia verso l'uomo di oggi e quello di domani,
perchè ciascuno abbia l'indispensabile.
Un'attività apparentemente banale come fare la spesa
diventa uno strumento formidabile per sensibilizzare i poteri
economici, chiedendo prodotti coltivati e costruiti senza lacrime
e sangue.
L'attenzione verso di noi e i nostri cari ci fa sperimentare
il gusto di fare le cose insieme, sia che si tratti di fare una
torta o di riparare la ruota della bici.
Come aderire? Non c'è nessuna adesione o tessera da fare,
basta un po' di buona volontà.
Il singolo o la famiglia che aderisce alla campagna si pone
degli obiettivi mensili e prende nota delle proprie spese cercando
di spostare gli acquisti verso prodotti che rispettino l'uomo
e l'ambiente. Le proprie spese vengono indicate su un modulo
da inviare mensilmente al coordinamento nazionale che mette insieme
i dati provenienti da tutti gli aderenti: ogni anno viene compilato
un rapporto annuale con i risultati in termini di spesa e di
spostamento di consumi con criteri di giustizia. I risultati
sono interessanti: le famiglie aderenti alla campagna, nonostante
facciano acquisti con criteri di giustizia, eticità e
solidarietà spendono meno rispetto alla famiglia media
dell'ISTAT. E questo nonostante le scelte siano spesso più onerose.
Com'è possibile? Progressivamente si assume uno stile
di vita più sobrio domandandosi cosa serve davvero. Si
cambiano le abitudini, si formano reti di solidarietà tra
le famiglie (perché devo comprare un trapano per fare
dieci buchi l'anno quando il mio amico è disponibile a
prestarmelo? Oppure un libro o le catene per la macchina o la
tuta da sci.). Spesso si prova a fare le cose da soli (in casa,
in giardino, in cucina) spendendo meno e guadagnando in qualità della
vita (chi qualche volta ha fatto una torta da solo sa quanta
soddisfazione dà il poterla condividere con i familiari
e gli amici).
Quello che è importante è che ciascun aderente
indirizza le proprie scelte e i propri obiettivi partendo dalla
propria situazione reale e concreta, perché è diverso
avere figli o non averne, essere sposati o no, avere un solo
reddito o più di uno, abitare in campagna o in città e
così via: basta non perdere di vista i valori di fondo:
la giustizia, il rispetto dell'uomo e dell'ambiente.
Ovviamente lo scopo non è il risparmio fine a se stesso,
ma creare occasioni di giustizia utilizzandolo per l'adesione
ad associazioni, adozioni a distanza, sostegno a progetti di
sviluppo, investimenti presso la banca etica.
Infine, la campagna vuol porre l'attenzione anche alla qualità della
vita: quindi valutare quanto ci si sente soddisfatti delle proprie
scelte e del proprio tempo.
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